Nei covi dei latitanti, da Aglieri a Provenzano sono sempre stati trovati bibbie e altarini, immagini di santi, e pizzini dove si citavano passi dei vangeli, e allora mi sono chiesto come i mafiosi riescono a far convivere ordini di morte e prediche d’amore?
Come si può leggere il precetto di Gesù ama il tuo nemico e subito dopo essere mandanti di un omicidio?
La ballata delle ballate è il racconto di un uomo, di un latitante, che nel suo covo recita un rosario dove i misteri dolorosi sono quelli della passione di Cristo, e i misteri gioiosi (misteri di stato) sono quelli delle 5000 vittime di cosa nostra. In un delirio dove si incontrano misticismo e violenza vorrei creare il contrasto tra la parola di Dio che il latitante professa e la brutale parola della mafia che invece mette in pratica.
Tutto senza ricorrere a immagini stereotipate, ma tentando di scrivere una pieces, una ballata, dove la poesia, la ricerca della musicalità, vorrebbero essere il filo rosso di questo canto di colpa e di “non espiazione”.
Vincenzo Pirrotta è un erede della tradizione dei cuntisti e dei cantastorie siciliani. Dal 1990 al 1996 ha lavorato ai classici del teatro Greco di Siracusa. Ha interpretato Federico II nelle manifestazioni federiciane in Sicilia e nel 1995 ha ricevuto il premio "Giusto Monaco". Ha diretto La lupa di Giovanni Verga per le Verghiane 2002. E’ stato protagonista nel Tancredi e Clorinda al teatro dell'opera di Roma, e del Ratto dal serraglio di Mozart per la regia del maestro Roberto De Simone. Ha curato la regia delle Nozze di Figaro per il teatro nazionale dell'opera di Malta e diretto e tradotto le Eumenidi di Eschilo per la biennale di Venezia 2004. Nel 2005 ha ricevuto il premio della critica come miglior regista emergente assegnatogli dall'Associazione Nazionale Critici di Teatro.